C’è un motivo se certe “offerte di pace” suonano sempre uguali: perché spesso non sono pace, ma una pausa tattica. Questa immagine prova a mettere in fila - dall’alto verso il basso, step by step - uno schema che molti analisti descrivono da tempo quando parlano della strategia di Mosca: ottenere ciò che si vuole non solo con i carri armati, ma con la narrativa, con il ricatto, con la confusione e con la stanchezza dell’opinione pubblica occidentale. 1) Prima fase: “cedete territori e avrete pace e sicurezza”. È la promessa più classica: si chiede alla vittima di un’aggressione di “essere ragionevole”, di “fare un sacrificio” per far finire la guerra. Il nodo centrale è che, se la premessa diventa “chi invade guadagna”, non si costruisce sicurezza ma un precedente. E i precedenti di questo tipo non producono stabilità: producono nuove richieste. Se funziona una volta, tende a funzionare ancora. 2) Seconda fase: la narrativa del “ci hanno attaccato”. Quando serve, la realtà viene ribalt...
"Niente è più necessario ed utile ad un generale del conoscere le intenzioni ed i progetti del nemico. Quanto più difficile è l'acquisizione di questa conoscenza tanto maggiore è il merito di chi riesce a prevederla". Niccolò Macchiavelli