Passa ai contenuti principali

La pace a parole e la guerra nei fatti: Mosca e l’autogol del patto di non aggressione

Excusatio non petita, accusatio manifesta. Mai come oggi questo antico proverbio latino sembra scritto apposta per commentare l’ultima trovata diplomatica di Mosca, che annuncia con solennità la propria disponibilità a firmare un patto di non aggressione con i Paesi della NATO e dell’Unione Europea, come se il mondo stesse aspettando con ansia una certificazione notarile delle sue buone intenzioni. L’effetto, più che rassicurante, è grottesco: quando qualcuno sente il bisogno di precisare a voce alta che “non attaccherà nessuno”, il sospetto naturale è che stia pensando esattamente al contrario. La Russia, impegnata da anni in una guerra che ha riportato i carri armati nel cuore dell’Europa orientale, sembra improvvisamente scoprire il valore della parola “non aggressione”, come se fosse un concetto nuovo, fresco di conio, da esibire in conferenza stampa. Il paradosso è evidente: mentre le bombe continuano a cadere sull’Ucraina e Kyiv resta simbolo quotidiano di un conflitto tutt’altro che congelato, Mosca propone un documento “giuridicamente vincolante” per garantire che, in futuro, sarà buona e responsabile. È un po’ come se un piromane, con ancora l’odore di fumo addosso, convocasse una riunione di condominio per annunciare che sta valutando seriamente di non appiccare nuovi incendi, purché qualcuno glielo metta per iscritto. 

Le dichiarazioni ufficiali, affidate alla consueta enfasi della diplomazia russa, suonano così come una non richiesta autodifesa preventiva: nessuno aveva domandato un giuramento di pace, ma il fatto stesso che venga offerto con tanta sollecitudine sembra confermare ciò che dovrebbe smentire. Ed ecco che il proverbio latino torna a colpire nel segno, perché questa excusatio non petita assomiglia molto a un’ammissione involontaria: se davvero non ci fosse un problema di aggressività percepita, perché sentire il bisogno di proclamarne l’assenza? L’annuncio, più che un passo verso la distensione, appare come un esercizio di retorica difensiva, una mossa di pubbliche relazioni pensata per ribaltare la narrazione senza cambiare la realtà sul terreno. Alla fine resta una sensazione difficile da ignorare: la “pace” evocata a parole sembra così enfatica e autocelebrativa da risultare quasi comica, e invece di dissipare i timori li rafforza, perché quando qualcuno insiste troppo nel dire che non farà del male, spesso è proprio lì che il proverbio, e il buon senso, iniziano a sorridere amaramente.

Post popolari in questo blog

Sopraffazione e disonore

Il disonore è evidente. Abbandonare il popolo ucraino a chi ha distrutto le sue case, deportato i suoi bambini e cercato di annientarne l'identità significa tradire sé stessi e il mondo. Trattare l'Ucraina come un fastidio riporta alla parola desueta "onore", ormai malvista perché associata a concetti apparentemente superati.  Le parole di Mattarella, che collocano l'invasione russa nella storia europea come la riproduzione a parti invertite dei fasti osceni del Terzo Reich imperialista a caccia del suo spazio vitale, contrastano con il cinismo della Casa Bianca trumpiana, che baratta la pace con un piatto di lenticchie, le terre rare. Il disonore dell'abbandono dell'alleato, della commercializzazione della pace, emerge nella sua forma più schietta e ultimativa. Un popolo non è un concetto astratto: è fatto di vecchi e bambini, di giovani donne e uomini, delle loro case, della loro lingua, della loro cultura. Un popolo invaso è la gioia trasformata in mest...

Export, l’Europa sotto l’ondata di merci cinesi respinte dagli Usa. I rischi per aziende e Bce

L’Europa rischia di diventare il nuovo terminale dell’ondata di merci cinesi respinte dagli Stati Uniti. Dopo l’inasprimento dei dazi deciso da Donald Trump, Pechino ha iniziato a dirottare parte della propria produzione verso l’Eurozona, dove le barriere commerciali restano più basse e la domanda di beni a basso costo è ancora sostenuta. L’effetto si sta già facendo sentire tra le aziende europee, costrette a fronteggiare una concorrenza sempre più agguerrita da parte di prodotti cinesi spesso sostenuti da ingenti sussidi pubblici e venduti a prezzi con cui i produttori locali difficilmente riescono a competere. La sovrapproduzione cinese, alimentata da una domanda interna debole e da politiche industriali espansive, cerca ora nuovi sbocchi in mercati aperti come quello europeo. Le conseguenze vanno oltre il semplice equilibrio commerciale. Un afflusso massiccio di prodotti cinesi nell’Eurozona potrebbe infatti contribuire a raffreddare ulteriormente l’inflazione, già in calo rispett...

Il lato oscuro del “low cost”: quando l’offerta nasconde rischi reali

Acquistare prodotti a prezzi stracciati su piattaforme di e-commerce come Temu può sembrare un affare , ma i consumatori europei devono fare attenzione. La piattaforma, arrivata in Europa e con oltre 90 milioni di utenti , è attualmente sotto indagine dalla Commissione Europea per la vendita di prodotti potenzialmente illegali o non sicuri , come giocattoli e dispositivi elettronici. L’indagine rientra nel Digital Services Act (DSA) e punta a verificare se Temu adotti misure adeguate per prevenire la diffusione di prodotti non conformi agli standard europei. Le sanzioni previste , in caso di violazioni confermate, potrebbero arrivare fino al 6% del fatturato mondiale annuo . Per spiegare come possa essere pericoloso rivolgersi a queste piattaforme abbiamo scelto un prodotto tra quelli venduti su Temu. Un esempio emblematico è rappresentato dallo smartphone DOOGEE N55PRO , proposto sulla piattaforma a meno di 100 euro, con caratteristiche tecniche interessanti come 16 GB di RAM, 256 G...