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Sopraffazione e disonore

Il disonore è evidente. Abbandonare il popolo ucraino a chi ha distrutto le sue case, deportato i suoi bambini e cercato di annientarne l'identità significa tradire sé stessi e il mondo. Trattare l'Ucraina come un fastidio riporta alla parola desueta "onore", ormai malvista perché associata a concetti apparentemente superati. 

Le parole di Mattarella, che collocano l'invasione russa nella storia europea come la riproduzione a parti invertite dei fasti osceni del Terzo Reich imperialista a caccia del suo spazio vitale, contrastano con il cinismo della Casa Bianca trumpiana, che baratta la pace con un piatto di lenticchie, le terre rare. Il disonore dell'abbandono dell'alleato, della commercializzazione della pace, emerge nella sua forma più schietta e ultimativa.

Un popolo non è un concetto astratto: è fatto di vecchi e bambini, di giovani donne e uomini, delle loro case, della loro lingua, della loro cultura. Un popolo invaso è la gioia trasformata in mestizia, un allarme notturno che spezza il silenzio, una chiamata alla morte. E abbandonarlo significa accettare la logica dei più forti, di chi impone il proprio dominio con la violenza.

Mattarella lo ha capito. L'onore politico non è una battaglia contro i mulini a vento: è la volontà di difendersi, di mettersi di traverso quando i bulli globali pretendono di decidere in tre - Mosca, Washington e Pechino - trattando il destino delle nazioni sopra la testa dei popoli.

La sconfitta dell'Ucraina sarebbe la prova generale della fine della democrazia liberale e della sovranità delle nazioni, proprio come accadde a Monaco nel 1938 con la Cecoslovacchia. La storia ha già mostrato dove porta la resa alla prepotenza.

Serve un cambio di passo che riscatti gli errori del passato e metta fine all'illusione del quieto vivere. Perché il futuro dell'Europa si decide adesso, e accettare un mondo fondato sulla sopraffazione significherebbe perdere tutto ciò che la democrazia ha costruito.

Ecco perché ho lanciato questa petizione online


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