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L'ennesima menzogna di Mosca per sabotare la pace

La nuova accusa di Mosca secondo cui l’Ucraina avrebbe colpito con decine di droni la presunta “residenza statale” di Vladimir Putin nella regione di Novgorod si inserisce senza sforzo nel repertorio ormai logoro della propaganda russa, un copione che mescola vittimismo artificiale, minacce roboanti e menzogne ripetute con tale sicurezza da essere presentate come fatti, con Sergey Lavrov a farsi portavoce di una narrazione che parla di “terrorismo” e di una linea negoziale da rivedere, pur senza fornire uno straccio di prova concreta, né immagini, né riscontri indipendenti, né spiegazioni credibili sul perché un attacco descritto come massiccio non avrebbe provocato vittime, danni o conseguenze tangibili.

Dall’altra parte Volodymyr Zelensky liquida la storia per quello che appare evidente a chiunque osservi il conflitto senza filtri propagandistici, cioè una costruzione deliberatamente falsa, studiata per minare i tentativi di mediazione in corso e per preparare il terreno politico e mediatico a una nuova ondata di bombardamenti contro obiettivi civili e istituzionali ucraini, a cominciare da Kyiv, da presentare poi come “legittima rappresaglia”; il paradosso, che rasenta il grottesco, è che proprio la Russia, responsabile di attacchi sistematici contro città, infrastrutture energetiche, edifici governativi e quartieri residenziali, in palese violazione del diritto internazionale e dopo una lunga scia di crimini di guerra e contro l’umanità documentati da organismi indipendenti, tenta ora di ribaltare la realtà dipingendosi come vittima di un’aggressione fantasiosa, dimostrando ancora una volta che la strategia del Cremlino non è la ricerca della pace ma il sabotaggio sistematico di ogni percorso diplomatico, ottenuto attraverso la menzogna, la manipolazione e l’uso cinico della guerra come strumento di potere.

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