Nove persone sono state arrestate con l’accusa di aver finanziato il movimento islamista Hamas per oltre 7 milioni di euro attraverso una rete di associazioni formalmente impegnate in attività umanitarie. Tra i destinatari delle misure cautelari figura anche Mohammad Mahmoud Ahmad Hannoun (nella seguente foto), presidente dell’associazione dei palestinesi in Italia, indicato dagli investigatori come appartenente al comparto estero di Hamas e ritenuto il vertice della cellula italiana dell’organizzazione.
L’operazione, condotta da Polizia di Stato e Guardia di Finanza, è stata coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo di Genova e ha portato anche al sequestro di beni per circa 8 milioni di euro, oltre al coinvolgimento diretto di tre associazioni. Uno degli arrestati è stato individuato a Firenze, dove avrebbe svolto il ruolo di fiancheggiatore nella raccolta e nel trasferimento di fondi destinati al gruppo islamista.
Secondo gli inquirenti, l’indagine è partita dall’analisi di numerose segnalazioni di operazioni finanziarie sospette ed è stata sviluppata grazie a scambi informativi con altri uffici giudiziari italiani. Agli indagati viene contestata l’appartenenza a Hamas e il finanziamento delle sue attività terroristiche attraverso associazioni come l’Associazione benefica di solidarietà col popolo palestinese, l’Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese – organizzazione di volontariato e l’Associazione La Cupola d’Oro. I flussi di denaro, secondo l’accusa, sarebbero stati trasferiti tramite triangolazioni di bonifici bancari e altri strumenti finanziari, spesso passando per enti con sede all’estero, per poi arrivare ad associazioni operative a Gaza, nei territori palestinesi o in Israele, alcune delle quali dichiarate illegali dallo Stato israeliano. Parte dei fondi sarebbe stata destinata anche direttamente a esponenti di Hamas, tra cui Osama Alisawi, già ministro del governo di fatto del movimento a Gaza, oltre che a familiari di autori di attentati o di detenuti per reati di terrorismo.
Nel caso specifico di Hannoun, gli investigatori ritengono che oltre il 71 per cento delle somme raccolte con appelli pubblici presentati come iniziative umanitarie sia stato in realtà utilizzato per il finanziamento diretto o indiretto di Hamas e delle sue articolazioni. Secondo il giudice per le indagini preliminari di Genova, Silvia Carpanini, l’uomo avrebbe contribuito a far affluire al movimento islamista più di 7 milioni di euro dall’ottobre 2001 a oggi.
A motivare la custodia cautelare in carcere, oltre alla gravità delle accuse, vi sarebbe anche il concreto pericolo di fuga: dalle intercettazioni sarebbe emerso che Hannoun stava progettando di trasferirsi in Turchia e di aprirvi un ufficio per spostare le attività associative, consapevole di essere indagato per terrorismo.
La gip sottolinea inoltre il rischio di reiterazione del reato, evidenziando come gli indagati avrebbero continuato a operare nonostante l’inserimento di Hannoun e dell’associazione da lui diretta nelle liste del terrorismo, adottando strategie sempre più sofisticate per eludere i controlli, come l’uso di nuove associazioni intestate a prestanome e la cancellazione di materiale compromettente dai dispositivi informatici.
Dalle carte dell’inchiesta emerge anche un quadro investigativo che risale agli anni Novanta: già nel 1991 la Digos aveva segnalato l’esistenza di una cellula di Hamas presso il Centro islamico genovese, coordinata da Hannoun, e nel 2001 era stata eseguita una perquisizione nei suoi confronti. Secondo gli investigatori, l’uomo avrebbe mantenuto nel tempo un ruolo centrale, organizzando incontri e congressi con figure di spicco del mondo islamico, durante i quali venivano esaltate strategie di violenza e terrorismo.
Sul piano politico, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha definito l’operazione “molto importante e significativa”, sottolineando che, pur nel rispetto della presunzione di innocenza, è stato “squarciato il velo” su attività che, dietro iniziative presentate come sostegno alla popolazione palestinese, avrebbero in realtà alimentato organizzazioni terroristiche di matrice islamista. Piantedosi ha ringraziato le forze dell’ordine per la professionalità dimostrata e ha evidenziato la capacità investigativa italiana nel ricostruire contatti e flussi finanziari su scala internazionale. Sulla vicenda è intervenuto anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che si è congratulato per l’operazione, definendola un importante risultato nella lotta al terrorismo e ribadendo la gratitudine del governo verso Polizia e Guardia di Finanza.
Nell’inchiesta vengono citati anche altri indagati, ritenuti membri o referenti del comparto estero di Hamas in Italia e in Europa, impegnati nella raccolta fondi e nella propaganda attraverso una rete internazionale che coinvolgerebbe Paesi come Olanda, Austria, Francia e Regno Unito. Le intercettazioni e i documenti acquisiti descrivono, secondo gli investigatori, un sistema organizzato e stabile, finalizzato a convogliare risorse economiche verso Hamas sotto la copertura di attività benefiche e iniziative di solidarietà.






