Quando il giudice ha iniziato a leggere il testo della sentenza, Svitlana Loy non ha protestato, non ha implorato clemenza, non ha chiesto pietà. Ha cantato. Dietro le sbarre di un'aula di tribunale a Mosca, una donna ucraina di settant'anni ha intonato "Ridna maty moya", "Mia cara madre", una delle canzoni più amate della tradizione ucraina, un canto che parla delle proprie radici, della casa dalla quale si parte e alla quale si rimane legati per sempre. Era il 25 agosto 2026. Pochi istanti dopo, il Primo tribunale d'appello di giurisdizione generale di Mosca avrebbe confermato la sua condanna: quindici anni di colonia penale, seguiti da un ulteriore anno di restrizione della libertà. Il suo crimine? Essere rimasta fedele all'Ucraina . Svitlana Loy è nata il 10 giugno 1956 e viveva a Tokmak, nella regione di Zaporizhzhia, città occupata dalle forze russe nelle prime settimane dell'invasione su larga scala dell'Ucraina. Tra gennaio e novem...
"Niente è più necessario ed utile ad un generale del conoscere le intenzioni ed i progetti del nemico. Quanto più difficile è l'acquisizione di questa conoscenza tanto maggiore è il merito di chi riesce a prevederla". Niccolò Macchiavelli