Per oltre ventisei anni Vladimir Putin ha costruito il proprio potere attorno a un’idea molto precisa: quella di una Russia stabile, prevedibile, capace di imporsi all’esterno e di garantire all’interno un equilibrio fondato su paura, benessere relativo e assenza di alternative politiche reali. Anche chi non sosteneva apertamente il Cremlino finiva spesso per accettarne implicitamente il ruolo, convinto che non esistesse un’altra strada possibile. Oggi però qualcosa sembra essersi incrinato. Non necessariamente nelle piazze, dove la repressione continua a rendere quasi impossibile qualunque opposizione organizzata, ma nel modo in cui le élite russe parlano del potere, del futuro e dello stesso Putin. Secondo diverse analisi provenienti anche da ambienti vicini all’establishment russo, il cambiamento più significativo non riguarda tanto il consenso ufficiale quanto il linguaggio. Fino a poco tempo fa la guerra contro l’Ucraina veniva descritta come una scelta collettiva, un percorso con...
"Niente è più necessario ed utile ad un generale del conoscere le intenzioni ed i progetti del nemico. Quanto più difficile è l'acquisizione di questa conoscenza tanto maggiore è il merito di chi riesce a prevederla". Niccolò Macchiavelli