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Non distogliete lo sguardo. Questa è vita vera

Mentre scrivo queste parole, la polvere non si è ancora posata a Dnipro. L’aria è densa di cemento, fumo e del silenzio irreale di un quartiere sotto shock. La Russia ha appena concluso un assalto implacabile durato dieci ore, con missili e droni, colpendo deliberatamente edifici residenziali e infrastrutture civili. Questa non era una “zona di conflitto”. Era casa.

Al momento in cui scrivo, il bilancio è ancora provvisorio: almeno otto vite spezzate, e il numero continua a salire. Oltre cinquanta i feriti, molti dei quali stanno lottando per la vita negli ospedali proprio in queste ore. Ci sono famiglie ancora intrappolate sotto le macerie, in attesa di una voce, di una mano, di un miracolo. E vicini che fino a ieri condividevano un caffè, oggi si cercano tra le rovine.

È straziante assistere al costo di una giustizia rimandata. È ciò che accade quando il mondo esita, quando si cerca il dialogo con chi comprende solo la distruzione, quando i criminali di guerra vengono lasciati liberi di agire. Il conto si paga così: con il sangue ucraino.

La Russia è uno Stato guidato da un unico obiettivo: distruggere, occupare, destabilizzare. E il costo di questa ambizione è il prezzo più alto che un essere umano possa pagare.

Preghiamo per la pace. Ma la pace richiede anche la forza di fermare l’aggressore. Speriamo nella fine di questo terrore, ma la sola speranza non solleverà le macerie dai dispersi. Per favore, guardate questo video. Non distogliete lo sguardo. Questo non è un titolo di giornale: sta accadendo ora, oggi, nell’aprile 2026. La Russia deve essere fermata. Il mondo non può continuare a stendere tappeti rossi mentre le strade ucraine si tingono di rosso.

Un mio amico ucraino, in questi giorni, mi ha detto qualcosa che non riesco a ignorare: “Vorrei proporre un invito a chi non è mai stato in Ucraina, ma ha conosciuto frammenti della nostra realtà attraverso ‘qualche video’ o ‘qualche storia’. Venite con me in Ucraina. Andremo in prima linea, dove ogni giorno si presta assistenza medica ai soldati feriti. Visiteremo cimiteri dove migliaia di persone hanno trovato sepoltura. Andremo a Bucha, dove potrete ascoltare la testimonianza di chi ha visto la guerra da vicino, nella sua violenza più feroce e nella sua disumanità. Incontrerete Danik, sei anni: ha perso un arto a causa di una bomba e oggi vive con le conseguenze di quel giorno. Poi resteremo in una città ucraina, una di quelle che ogni giorno subiscono attacchi indiscriminati. Correremo verso i rifugi antiaerei più volte al giorno. Capiremo cosa significa vivere senza acqua e senza elettricità.  Potrete ascoltare chi lo ha affrontato sulla propria pelle un inverno rigido senza riscaldamento. Forse, solo dopo aver visto tutto questo da vicino, sarà più facile comprendere quanto siano complesse certe parole: ‘negoziati’, ‘moderazione’, ‘buon senso’. Perché da lontano tutto sembra più semplice. Da vicino, invece, ogni cosa cambia.”

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