C’è qualcosa di profondamente rivelatore nelle grandi potenze quando iniziano a credere troppo nei propri successi. Non è tanto l’eccesso di forza a tradirle, quanto l’eccesso di fiducia. Accade quando una vittoria viene scambiata per una formula universale, quando un precedente diventa un modello da esportare e quando la complessità di una società viene ridotta a uno schema disegnato in una sala operativa. È in quel momento che la strategia rischia di trasformarsi in un esercizio di autosuggestione. L’idea che si possa cambiare un regime attraverso una combinazione di attacchi militari, eliminazione della leadership, campagne d’influenza e individuazione di un uomo destinato a prendere il posto del vecchio potere appartiene a una scuola di pensiero che negli ultimi decenni ha accumulato più fallimenti che successi. Afghanistan, Iraq, Libia: ogni volta la teoria sembrava semplice; ogni volta la realtà si è rivelata molto più ostinata. Gli Stati non crollano automaticamente come edifici...
"Niente è più necessario ed utile ad un generale del conoscere le intenzioni ed i progetti del nemico. Quanto più difficile è l'acquisizione di questa conoscenza tanto maggiore è il merito di chi riesce a prevederla". Niccolò Macchiavelli