La memoria collettiva dimentica troppo in fretta: trattiamo certe imprese come fuochi d’artificio — un lampo, poi il buio. Eppure il 23 ottobre 1934 Francesco Agello fece qualcosa che, a quasi un secolo di distanza, continua a resistere al tempo e alla tecnica. A bordo del Macchi M.C.72 , spinto dal feroce Fiat AS.6 da 3.000 cavalli , Agello non si limitò a volare. Ridefinì il concetto stesso di velocità sull’acqua, superando i 709 km/h . Non uno scatto isolato, ma una media. Tradotto: controllo, precisione, coraggio . E una certa indifferenza per l’idea di morire male. Quel record — per idrovolanti a motore a combustione interna — è ancora lì. Intatto. Come una sfida lanciata al futuro e rimasta senza risposta. Per questo fu promosso sottotenente e insignito della medaglia d’oro al valore aeronautico . Ma le medaglie, si sa, luccicano meno delle imprese che dovrebbero ricordare. Agello non cercava di entrare nella storia. La attraversava. A oltre 700 all’ora, lasciando dietro di sé...
"Niente è più necessario ed utile ad un generale del conoscere le intenzioni ed i progetti del nemico. Quanto più difficile è l'acquisizione di questa conoscenza tanto maggiore è il merito di chi riesce a prevederla". Niccolò Macchiavelli