La memoria collettiva dimentica troppo in fretta: trattiamo certe imprese come fuochi d’artificio — un lampo, poi il buio. Eppure il 23 ottobre 1934 Francesco Agello fece qualcosa che, a quasi un secolo di distanza, continua a resistere al tempo e alla tecnica.
A bordo del Macchi M.C.72, spinto dal feroce Fiat AS.6 da 3.000 cavalli, Agello non si limitò a volare. Ridefinì il concetto stesso di velocità sull’acqua, superando i 709 km/h. Non uno scatto isolato, ma una media. Tradotto: controllo, precisione, coraggio. E una certa indifferenza per l’idea di morire male.
Quel record — per idrovolanti a motore a combustione interna — è ancora lì. Intatto. Come una sfida lanciata al futuro e rimasta senza risposta.
Per questo fu promosso sottotenente e insignito della medaglia d’oro al valore aeronautico. Ma le medaglie, si sa, luccicano meno delle imprese che dovrebbero ricordare.
Agello non cercava di entrare nella storia. La attraversava. A oltre 700 all’ora, lasciando dietro di sé una scia che ancora oggi nessuno è riuscito a cancellare.
Martedì 31 marzo 2026 alle 21.10 su RAI Storia (canale 54 del digitale terrestre) andrà in onda il docufilm Ali sull’acqua, dedicato a quell’impresa. Perché ci sono record che non chiedono di essere battuti, ma solo di non essere dimenticati.
