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Gli USA chiedono aiuto a Kyiv: gli intercettori ucraini diventano arma chiave contro i droni iraniani


Il Pentagono guarda ora all’esperienza ucraina per contrastare l’ondata di droni di origine iraniana che sta colpendo il Medio Oriente. Secondo quanto rivelato dal Financial Times, il Dipartimento della Difesa statunitense e almeno un governo del Golfo sono in trattativa con Kyiv per l’utilizzo degli intercettori di droni sviluppati e impiegati dall’Ucraina durante la guerra contro la Russia. 

Nei Paesi del Golfo, infatti, la difesa contro i droni Shahed lanciati dall’Iran si basa in gran parte sui costosi missili Patriot, ma le scorte stanno rapidamente diminuendo. Proprio per questo Washington sta valutando l’impiego dei sistemi ucraini a basso costo, che negli ultimi anni hanno dimostrato una notevole efficacia nel distruggere le versioni russe degli Shahed utilizzate sul fronte ucraino. Il divario economico tra i sistemi in campo è enorme: un missile intercettore PAC-3 del sistema Patriot può costare oltre 13,5 milioni di dollari, mentre un drone Shahed ha un costo stimato tra i 20 e i 30 mila dollari. L’Iran, secondo diverse valutazioni, potrebbe disporre di decine di migliaia di questi velivoli senza pilota e ne ha già lanciati centinaia dall’inizio degli attacchi contro obiettivi nella regione del Golfo, dopo l’escalation militare con Israele e Stati Uniti. Il presidente ucraino ha confermato che Kyiv ha ricevuto una richiesta formale da Washington per collaborare in questo ambito e ha dichiarato di aver ordinato alle autorità competenti di mettere a disposizione i mezzi necessari e di garantire la presenza di specialisti ucraini. Il leader ucraino ha inoltre riferito di aver discusso la questione anche con lo sceicco Tamim bin Hamad al-Thani, emiro del Qatar, e con Mohammed bin Zayed al-Nahyan, presidente degli Emirati Arabi Uniti, sottolineando che l’esperienza maturata dall’Ucraina nella difesa contro i droni Shahed è oggi tra le più avanzate al mondo. Tuttavia, Kyiv ha anche precisato che qualsiasi cooperazione internazionale per proteggere i partner dovrà avvenire senza compromettere le capacità difensive ucraine. Kyiv, che continua a chiedere agli alleati occidentali ulteriori sistemi Patriot per proteggersi dagli attacchi missilistici russi, punta anche su un effetto indiretto: se i Paesi del Medio Oriente adotteranno intercettori di droni più economici, potrebbero ridurre l’uso dei missili PAC-3, lasciando così più scorte disponibili per l’Ucraina. 

Nel frattempo negli Stati Uniti si discute di aumentare la produzione di armamenti. L’amministrazione Trump ha convocato un incontro con i vertici delle principali aziende della difesa per accelerare la produzione militare, in un contesto in cui le scorte americane si sono ridotte dopo anni di sostegno a Kyiv dall’invasione russa del 2022 e dopo le operazioni militari israeliane a Gaza. Anche il nuovo conflitto con l’Iran ha comportato un consumo significativo di missili a lungo raggio. Sul tavolo del vicesegretario alla Difesa Steve Feinberg c’è una richiesta di bilancio supplementare di circa 50 miliardi di dollari destinata a rafforzare la produzione e le riserve di armamenti statunitensi, uno stanziamento che potrebbe essere approvato già nelle prossime ore.

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