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Ucraina, Putin brucia i libri per cancellare l'identità di un popolo

Foto: Viktor Kruglov osserva la distruzione di uno dei suoi magazzini.

La guerra di aggressione russa contro l'Ucraina non si combatte soltanto sul campo di battaglia. Accanto alla distruzione delle città, delle infrastrutture energetiche e degli impianti industriali, Mosca sta colpendo anche il patrimonio culturale e il sistema educativo ucraino. Biblioteche, case editrici, tipografie e depositi librari sono diventati bersagli di attacchi che, osservati nel loro insieme, assumono un significato strategico ben preciso: compromettere la capacità dell'Ucraina di preservare e trasmettere alle nuove generazioni la propria identità nazionale.

Il 1° agosto scorso, un attacco russo con droni ha devastato uno dei principali depositi della casa editrice Ranok, a Kharkiv, nell'Ucraina nordorientale. Il proprietario, Viktor Kruglov, stava partecipando a una riunione quando una violenta esplosione ha investito l'edificio. Mentre le fiamme si propagavano all'interno del magazzino, lui e i suoi collaboratori hanno tentato di mettere in salvo quanti più libri possibile. Sette minuti dopo, un secondo drone ha colpito la struttura, costringendo tutti ad abbandonare ogni tentativo di recupero.

Fortunatamente non ci sono state vittime, ma le conseguenze economiche e culturali sono state devastanti. Nel deposito erano custoditi circa otto milioni di volumi, equivalenti al 20% dell'intera produzione libraria ucraina dell'anno precedente. Le perdite della casa editrice sono state stimate in circa un miliardo di grivnie, pari a quasi 18 milioni di euro.

L'attacco contro Ranok non costituisce un episodio isolato. Nello stesso periodo, altri bombardamenti russi hanno distrutto una tipografia nei pressi di Kyiv e colpito il principale mercato librario del Paese. Complessivamente, durante l'estate, gli attacchi aerei russi hanno incenerito circa 13 milioni di libri.

Una devastazione che assume proporzioni ancora più gravi se si considera il momento nel quale si è verificata.

L'Ucraina sta infatti attraversando una fase particolarmente importante della riforma del proprio sistema educativo. I nuovi programmi scolastici intendono superare l'impostazione russo-centrica che ha condizionato per decenni l'insegnamento della storia e della letteratura, attribuendo maggiore centralità agli autori ucraini, alla lingua nazionale e al patrimonio culturale del Paese.

La distruzione dei libri colpisce dunque uno degli strumenti attraverso i quali Kyiv sta cercando di consolidare la propria indipendenza culturale, dopo aver conquistato quella politica con la dissoluzione dell'Unione Sovietica.

Le conseguenze sull'attività scolastica sono già evidenti. Nel deposito della Ranok sono andati distrutti oltre 620.000 libri di testo. L'attacco contro la tipografia nei pressi di Kyiv ha invece impedito che circa 1,3 milioni di manuali, pari al 10% del fabbisogno nazionale, fossero pronti per l'inizio dell'anno scolastico del 1° settembre. Altri 400.000 testi sono stati perduti in differenti bombardamenti.

Secondo Bohdana Laiuk, viceministra ucraina della Cultura, circa 12.500 scuole si trovano oggi a dover affrontare la carenza dei manuali necessari per l'attuazione dei nuovi programmi didattici.

La ristampa dei volumi richiederà tempo e risorse, mentre gli insegnanti sono costretti a trovare soluzioni provvisorie per garantire la continuità delle lezioni. La digitalizzazione dei testi permette di attenuare parzialmente il problema, ma non rappresenta sempre un'alternativa adeguata, soprattutto per gli alunni più piccoli.

A Kharkiv, la dirigente scolastica Angela Ostapchuk ha spiegato che molti studenti hanno iniziato l'anno senza i manuali di fisica, chimica, biologia, geografia e letteratura. Alcune tipografie straniere stanno contribuendo alla ristampa dei libri mancanti, ma resta l'incognita della loro distribuzione in una città sottoposta quotidianamente agli attacchi russi.

Il problema non riguarda soltanto la disponibilità di materiale didattico. L'interruzione dei percorsi educativi, quando si prolunga nel tempo, rischia di compromettere la formazione di un'intera generazione, aggravando le conseguenze già prodotte da anni di bombardamenti, evacuazioni, lezioni nei rifugi e continui allarmi aerei.

Anche il sistema bibliotecario ucraino ha subito danni enormi. Secondo i dati del Ministero della Cultura riportati dalla stampa britannica, dall'inizio dell'invasione su vasta scala circa 230 biblioteche sono state distrutte e altre 680 danneggiate. Nei primi mesi della guerra, almeno due biblioteche sono state completamente incendiate dai militari russi.

A Zaporizhzhia, nei pressi della linea del fronte, la biblioteca nella quale lavora Katarina Dromashko è stata colpita tre volte da munizioni durante attacchi diretti contro infrastrutture situate nelle vicinanze. La struttura continua comunque a offrire libri, attività ricreative, incontri di lettura e lezioni di lingua, soprattutto ai bambini. Tuttavia, il timore dei bombardamenti scoraggia molte famiglie dal frequentarla.

La situazione economica rende ancora più difficile la ricostituzione del patrimonio librario. Le amministrazioni locali devono destinare una parte consistente delle proprie risorse alle esigenze militari e ai servizi di emergenza. A Zaporizhzhia, per esempio, il bilancio comunale consente l'acquisto di appena 3.000 libri all'anno, da distribuire tra quattordici biblioteche.

A rendere il quadro ancora più significativo è un ulteriore elemento: circa la metà dei libri conservati nelle biblioteche ucraine risale ancora al periodo sovietico. La distruzione delle nuove pubblicazioni ostacola quindi anche il progressivo rinnovamento del patrimonio culturale e documentale nazionale.

Sotto il profilo dell'analisi strategica, questi elementi meritano particolare attenzione.

La politica di Vladimir Putin nei confronti dell'Ucraina si fonda anche sulla negazione della sua piena identità nazionale. Il presidente russo ha ripetutamente sostenuto che russi e ucraini costituiscano sostanzialmente un unico popolo, presentando l'indipendenza ucraina come una conseguenza artificiale delle vicende storiche del Novecento.

Questa interpretazione, utilizzata per giustificare le ambizioni territoriali del Cremlino, attribuisce alla storia, alla lingua e alla cultura un ruolo centrale nella contrapposizione politica.

Non sorprende, pertanto, che nei territori occupati dalle forze russe siano state documentate iniziative dirette a sostituire i programmi scolastici ucraini con quelli della Federazione Russa, eliminando materiali didattici nazionali e introducendo pubblicazioni coerenti con la narrativa ufficiale di Mosca.

È proprio questa combinazione tra distruzione materiale e sostituzione dei riferimenti culturali a conferire alla questione una rilevanza che supera il semplice danno economico.

Da un lato, i bombardamenti riducono la capacità dell'Ucraina di produrre e distribuire libri destinati alla popolazione. Dall'altro, nei territori sottoposti al controllo russo, l'imposizione di programmi scolastici e contenuti culturali russi contribuisce a un processo di assimilazione che mira a modificare progressivamente la percezione dell'identità nazionale, soprattutto tra le generazioni più giovani.

Le due dinamiche, pur differenti per modalità operative, risultano coerenti con un obiettivo politico più ampio: indebolire il legame tra la popolazione ucraina e la propria storia.

Questo non significa che ogni bombardamento contro una biblioteca o una struttura editoriale possa essere automaticamente considerato un attacco deliberatamente diretto al patrimonio culturale. L'accertamento degli obiettivi, delle circostanze operative e delle responsabilità richiede verifiche specifiche. Tuttavia, la ripetitività degli episodi, la natura delle strutture colpite e il contesto ideologico nel quale si inseriscono costituiscono elementi che non possono essere ignorati.

Il caso del deposito Ranok appare particolarmente significativo. Secondo Viktor Kruglov, il doppio attacco a distanza di sette minuti indica una pianificazione dell'operazione. L'imprenditore ha inoltre precisato che nelle immediate vicinanze non erano presenti obiettivi militari e che, sul lato opposto della strada, si trova un ospedale pediatrico.

Sono circostanze che richiedono un approfondimento investigativo, anche alla luce delle norme del diritto internazionale umanitario relative alla protezione dei beni civili e culturali.

La dimensione culturale della guerra assume inoltre un valore particolare se considerata in prospettiva storica. La distruzione dei libri è stata ripetutamente utilizzata dai regimi autoritari come strumento di repressione delle idee e cancellazione delle identità considerate incompatibili con l'ideologia dominante.

Kruglov ha richiamato esplicitamente i roghi di libri organizzati dal nazismo, osservando che oggi, in Ucraina, sono decine di milioni i volumi distrutti dagli attacchi russi. Il riferimento storico, pur riguardando contesti differenti, evidenzia una preoccupazione che attraversa l'intera società ucraina: la possibilità che alla distruzione fisica del Paese si accompagni quella della sua memoria collettiva.

Una biblioteca non è soltanto un edificio che custodisce libri. È un luogo nel quale si conservano conoscenze, si trasmettono tradizioni, si sviluppa il pensiero critico e si rafforza il senso di appartenenza a una comunità. Privare una società di queste istituzioni significa colpirne la capacità di preservare la propria continuità storica.

Per questa ragione, la tutela del patrimonio culturale ucraino dovrebbe essere considerata parte integrante dell'assistenza internazionale al Paese. La ricostruzione delle tipografie, il sostegno alle case editrici, la ristampa dei manuali scolastici e il recupero delle biblioteche sono interventi che contribuiscono direttamente alla resilienza della società ucraina.

La guerra di aggressione russa ha dimostrato quanto sia importante per l'Ucraina difendere il proprio territorio. Ma ha anche evidenziato che la sopravvivenza di una nazione non dipende esclusivamente dal controllo dei suoi confini.

Un Paese può riconquistare territori occupati e ricostruire infrastrutture distrutte. Recuperare una memoria culturale cancellata e colmare il vuoto educativo lasciato da anni di guerra può invece richiedere generazioni.

È anche per questo che gli attacchi contro i libri, le scuole e le biblioteche ucraine devono essere considerati una componente particolarmente grave della guerra condotta dal Cremlino. Perché colpire gli strumenti attraverso i quali un popolo trasmette la propria storia significa cercare di condizionarne non soltanto il presente, ma anche il futuro.


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