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Starshield, il limite americano che favorisce Putin


Le dichiarazioni di Marco Rubio confermano che Washington non concede a Kyiv l'accesso al sistema militare per gli attacchi in profondità in Russia. Intanto le restrizioni sulla velocità dei terminali satellitari compromettono la capacità ucraina di intercettare i droni russi a reazione, aumentando i rischi per la popolazione civile.

Una limitazione tecnologica apparentemente circoscritta può modificare gli equilibri di un conflitto, soprattutto quando riguarda uno strumento essenziale per la difesa di un Paese sottoposto a continui bombardamenti. È quanto sta accadendo in Ucraina, dove le restrizioni imposte ai sistemi di comunicazione satellitare utilizzati dalle forze armate stanno compromettendo alcune capacità operative sviluppate per contrastare gli attacchi russi. A rendere ancora più significativa la vicenda sono le dichiarazioni rilasciate il 17 ottobre dal segretario di Stato americano Marco Rubio, che ha confermato come Washington non abbia concesso a Kyiv l'accesso a Starshield per condurre attacchi in profondità nel territorio della Federazione Russa.

Interpellato dai giornalisti alla Joint Base Andrews, Rubio ha innanzitutto distinto Starlink, servizio satellitare commerciale di SpaceX, da Starshield, sistema sviluppato per esigenze militari e di sicurezza nazionale. Ha quindi precisato che quest'ultimo non è attualmente a disposizione dell'Ucraina e che la richiesta avanzata da Kyiv, finalizzata a condurre operazioni offensive in profondità nel territorio russo, è ancora oggetto di discussione.

La dichiarazione introduce però un elemento contraddittorio. Secondo le testimonianze raccolte dall'Associated Press e le informazioni ottenute da Reuters, le forze armate ucraine già utilizzano terminali e servizi Starshield per le proprie operazioni militari sul territorio nazionale. Il problema emerso negli ultimi giorni riguarda proprio le restrizioni applicate a queste apparecchiature. È quindi possibile che Rubio si riferisca a una diversa configurazione o autorizzazione d'impiego, destinata alle operazioni sul territorio russo. Resta tuttavia da chiarire perché il segretario di Stato abbia negato più generalmente la disponibilità del sistema per l'Ucraina.

La prima conseguenza delle limitazioni è immediata e riguarda la protezione dello spazio aereo ucraino. Dal 14 ottobre numerose unità hanno riscontrato l'interruzione della connessione satellitare quando i terminali installati su piattaforme mobili superano una velocità di circa 160 chilometri orari. La restrizione colpisce in particolare i droni intercettori che utilizzano questi collegamenti per mantenere le comunicazioni e ricevere comandi durante il volo.

Il problema assume particolare gravità di fronte alla crescente utilizzazione russa dei Geran-3, versione a propulsione a reazione della famiglia Shahed. Questi velivoli, derivati dagli iraniani Shahed-238, raggiungono velocità di diverse centinaia di chilometri orari, nettamente superiori alla soglia oltre la quale i terminali satellitari ucraini perdono la connessione.

Per intercettare un bersaglio di questo tipo è necessario disporre di droni capaci di raggiungerlo e manovrare a velocità adeguate. Ma quando l'intercettore supera il limite consentito dalla connessione satellitare, rischia di perdere il collegamento indispensabile alla missione. Ne consegue che una capacità difensiva sviluppata dagli ucraini proprio per contrastare questa nuova minaccia diventa, nelle configurazioni dipendenti da Starshield, inutilizzabile o fortemente limitata.

Il presidente Volodymyr Zelenskyy ha denunciato esplicitamente questa situazione, spiegando che le restrizioni impediscono attualmente agli intercettori ucraini che dipendono da tali collegamenti di neutralizzare gli Shahed a reazione. Altre componenti della difesa aerea continuano naturalmente a operare, ma questo non elimina il problema. Ogni sistema d'intercettazione sottratto alla disponibilità dei difensori riduce le possibilità di neutralizzare un attacco e costringe a impiegare altre risorse, spesso più costose e meno disponibili.

Le implicazioni non sono soltanto militari. I droni russi vengono utilizzati sistematicamente contro città e infrastrutture energetiche ucraine. Ridurre la capacità di intercettarli significa aumentare la probabilità che un numero maggiore di ordigni raggiunga gli obiettivi, con conseguenze potenzialmente letali per la popolazione civile. Non è possibile attribuire alle restrizioni satellitari, sulla base delle informazioni disponibili, un numero specifico di vittime. È però evidente il nesso operativo: indebolire la difesa antiaerea di un Paese sottoposto a bombardamenti quotidiani significa accrescere l'esposizione dei suoi abitanti agli attacchi.

La seconda conseguenza riguarda la capacità dell'Ucraina di portare la guerra nelle retrovie russe. Rubio ha riconosciuto che Kyiv ha chiesto l'accesso a Starshield per effettuare attacchi in profondità nel territorio della Federazione Russa, ma ha chiarito che tale possibilità non è stata concessa.

La distinzione è importante. L'Ucraina possiede già sistemi autonomi per colpire obiettivi a grande distanza, come dimostrano le operazioni condotte contro raffinerie, depositi di carburante e infrastrutture militari russe. Il mancato accesso a Starshield non rende quindi impossibile ogni attacco in profondità. Impedisce tuttavia di beneficiare, per queste missioni, delle specifiche capacità di collegamento satellitare militare richieste agli Stati Uniti.

In una guerra nella quale l'impiego dei droni a lungo raggio assume un'importanza crescente, la disponibilità di comunicazioni affidabili può ampliare le possibilità operative, migliorare il controllo dei velivoli e consentire una maggiore flessibilità nella conduzione delle missioni. Negare una simile capacità significa limitare le opzioni a disposizione di Kyiv per colpire le infrastrutture attraverso cui Mosca alimenta il proprio sforzo bellico.

Si determina così una situazione strategicamente favorevole alla Russia: da una parte, le restrizioni tecniche compromettono l'impiego di alcuni strumenti difensivi contro i droni russi più veloci; dall'altra, Washington non autorizza l'impiego di una capacità militare satellitare che gli ucraini vorrebbero utilizzare per attaccare obiettivi in profondità nel territorio dell'aggressore.

A rendere la vicenda politicamente ancora più delicata è la controversia sull'origine delle restrizioni. Un'inchiesta Reuters del 15 ottobre, basata sulle testimonianze di due funzionari statunitensi e di un funzionario occidentale, ha ricostruito come l'indicazione di limitare Starshield sarebbe arrivata dall'interno della Casa Bianca al Dipartimento della Difesa. Le fonti non hanno identificato il responsabile della decisione. Un alto funzionario americano ha escluso che fosse stato Trump a impartire personalmente l'ordine.

Rubio ha respinto categoricamente l'ipotesi di un intervento della Casa Bianca, sostenendo che nessuno nell'amministrazione abbia ordinato di rallentare le comunicazioni satellitari per ostacolare i droni ucraini. Ha anche affermato che, secondo le informazioni in suo possesso, il servizio sarebbe stato ripristinato.

Una ricostruzione contestata da Kyiv. Secondo Serhii Beskrestnov, consigliere presidenziale ucraino per le tecnologie militari, alcuni problemi di connettività sono stati risolti, ma la limitazione della velocità è rimasta operativa. Anche il 17 ottobre Zelenskyy ha confermato che i sistemi interessati continuavano a disconnettersi oltre la soglia prevista, mentre verifiche condotte in territorio europeo avrebbero evidenziato un comportamento differente.

Le divergenze tra le dichiarazioni americane e le testimonianze ucraine richiedono chiarimenti, soprattutto perché non riguardano un servizio accessorio, ma una componente essenziale dell'architettura militare di un Paese in guerra.

La vicenda si inserisce inoltre nel deterioramento dei rapporti tra Washington e Kyiv, segnato dalle pressioni americane per interrompere gli attacchi ucraini contro le raffinerie russe. Non esistono elementi sufficienti per affermare che le restrizioni satellitari siano state introdotte specificamente per ottenere questa concessione. È tuttavia documentata la coincidenza temporale tra le pressioni diplomatiche e le limitazioni operative, una circostanza che solleva interrogativi sulle modalità con cui gli Stati Uniti intendono esercitare la propria influenza sulla condotta della guerra.

L'aspetto più significativo riguarda però gli effetti concreti delle decisioni, indipendentemente dalle intenzioni di chi le assume. La Federazione Russa continua a utilizzare missili e droni contro il territorio ucraino e a sfruttare la propria profondità strategica per sostenere le operazioni militari. In questo contesto, qualsiasi restrizione che riduca la capacità difensiva di Kyiv o ne limiti le possibilità di colpire le infrastrutture belliche russe produce un vantaggio operativo per Mosca.

Starshield rivela così una delle vulnerabilità fondamentali dell'Ucraina: la dipendenza da infrastrutture tecnologiche esterne sulle quali non esercita un controllo sovrano. Un sistema di comunicazione può diventare, attraverso una limitazione tecnica o una decisione amministrativa, uno strumento capace di influenzare direttamente l'andamento delle operazioni militari.

Ma c'è soprattutto una questione di responsabilità politica. Se una restrizione impedisce a un drone intercettore ucraino di raggiungere un Geran-3 diretto contro una città, il problema non può essere ridotto alla gestione contrattuale di un servizio satellitare. Riguarda la capacità di proteggere vite umane.

Ed è su questo terreno che le parole di Rubio assumono il loro significato più rilevante. Washington sostiene di voler favorire la conclusione del conflitto, ma le limitazioni che colpiscono le capacità ucraine di difesa e la mancata concessione di strumenti richiesti per contrastare la macchina bellica russa rischiano di produrre l'effetto opposto: ridurre il costo militare dell'aggressione per Putin, senza offrire alla popolazione ucraina alcuna corrispondente garanzia di sicurezza.

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