Le operazioni clandestine, il sabotaggio, gli attacchi informatici e le campagne di disinformazione rappresentano ormai una componente strutturale della strategia con cui Mosca cerca di esercitare pressione sui Paesi europei che sostengono l'Ucraina. Una guerra condotta al di sotto della soglia dello scontro militare diretto, nella quale gli apparati di intelligence russi operano attraverso reti clandestine, intermediari e strumenti di destabilizzazione, prendendo di mira infrastrutture strategiche, interessi economici e istituzioni democratiche. La portata di questa minaccia, tuttavia, potrebbe essere ben più ampia di quanto emerga dalle informazioni rese pubbliche. A suggerirlo è quanto accaduto recentemente in Francia, dove un vertice convocato dal presidente Emmanuel Macron all'Eliseo, con la partecipazione dei responsabili dei servizi di intelligence, è stato seguito da una significativa presa di posizione del Rassemblement National sulle attività ostili russe.
Il comunicato diffuso il 19 settembre da Marine Le Pen e Jordan Bardella assume un significato particolare se consideriamo che porta la firma dei due principali esponenti di una formazione politica che, nel corso degli anni, ha mantenuto rapporti con Mosca e ha espresso posizioni sul sostegno all'Ucraina differenti da quelle dell'attuale governo francese.
Il documento contiene riferimenti espliciti alle operazioni clandestine russe, alla loro crescente intensità e ai rischi che queste comportano per la sicurezza nazionale. Una presa di porsizione che solleva un interrogativo: quali informazioni sono state condivise dai servizi di intelligence francesi durante il vertice del giorno precedente per indurre Le Pen e Bardella a esprimersi in termini così netti?
Alla riunione del 18 settembre, alla quale Marine Le Pen non ha partecipato personalmente, delegando Jordan Bardella, erano presenti i vertici della Direction générale de la sécurité extérieure (DGSE), della Direction générale de la sécurité intérieure (DGSI) e della Direction du renseignement militaire (DRM), insieme ai responsabili di altri organismi dello Stato. Il loro compito era quello di fornire un aggiornamento sulle minacce alla sicurezza francese e internazionale. Lo stesso Macron, nella conferenza stampa successiva all'incontro, ha confermato che i rappresentanti dei servizi avevano illustrato le operazioni ibride subite dalla Francia nelle settimane precedenti. Ha inoltre annunciato il rafforzamento delle misure di protezione delle infrastrutture critiche e dei siti sensibili dell'industria della difesa, con particolare attenzione agli attacchi informatici e all'impiego di droni. Non si è trattato, dunque, di una semplice riunione politica dedicata alla guerra di aggressione russa contro l'Ucraina, ma di un confronto istituzionale nel quale gli apparati di sicurezza hanno presentato alle forze parlamentari un quadro aggiornato delle minacce.
È proprio alla luce di questa circostanza che il comunicato pubblicato il giorno successivo merita particolare attenzione. Le Pen e Bardella denunciano il moltiplicarsi delle attività ostili condotte in Europa da agenti operanti per conto della Russia, richiamando il tentativo di attacco con un drone carico di esplosivo contro velivoli da trasporto ucraini all'aeroporto di Lipsia, attribuito dalle autorità tedesche ai servizi russi. Il documento segnala inoltre che la Francia non è risparmiata da queste operazioni, che prendono di mira anche gli interessi economici nazionali e le imprese dell'industria della difesa. Ma il passaggio che ritengo particolarmente significativo è quello nel quale i due esponenti politici affermano che il deterioramento della situazione della sicurezza europea è stato "confirmée par nos services de renseignement", vale a dire confermato dai nostri servizi di intelligence, durante la riunione del 18 settembre all'Eliseo. Non siamo, quindi, di fronte a una dichiarazione che si limita a riprendere le valutazioni pubbliche di Macron: gli stessi firmatari indicano nelle informazioni ricevute dagli apparati di sicurezza dello Stato un elemento a sostegno del quadro descritto nel comunicato.
Da qui nasce una riflessione che, a mio avviso, merita di essere approfondita. Non conosciamo il contenuto riservato del briefing e non possiamo stabilire quali informazioni siano state effettivamente condivise con Bardella e con gli altri rappresentanti politici. Tuttavia, la successione degli eventi suggerisce che durante l'incontro potrebbe essere stato presentato un quadro della minaccia particolarmente circostanziato e preoccupante. Occorre considerare, infatti, che i servizi di intelligence non si limitano a raccogliere informazioni sugli eventi già verificatisi, ma analizzano le capacità operative degli apparati avversari, individuano le possibili evoluzioni della minaccia e forniscono alle autorità politiche gli elementi necessari per valutare i rischi per la sicurezza nazionale. Non sappiamo se durante la riunione siano stati illustrati scenari operativi specifici o informazioni non ancora rese pubbliche. È però significativo che, a poche ore dal vertice, Le Pen e Bardella abbiano deciso di richiamare espressamente le valutazioni dell'intelligence francese in un documento che descrive con precisione alcune delle modalità operative degli apparati di Mosca.
Un altro passaggio del comunicato riguarda il ricorso, da parte di soggetti legati all'intelligence russa, ad "agents dits « jetables »", vale a dire agenti cosiddetti "usa e getta", reclutati tra persone di diverse nazionalità per condurre operazioni clandestine. È una modalità operativa che consente ai servizi di utilizzare intermediari per attività di sabotaggio e destabilizzazione, riducendo l'esposizione diretta degli apparati che le hanno promosse. Le Pen e Bardella individuano inoltre un obiettivo delle operazioni russe: presentare il sostegno europeo all'Ucraina come la causa di un'escalation che, secondo quanto affermano nel comunicato, viene invece orchestrata dagli stessi soggetti legati all'intelligence di Mosca. Si tratta di un meccanismo nel quale le operazioni clandestine e le attività di manipolazione informativa possono concorrere al medesimo risultato: alimentare la percezione che il sostegno a Kyiv rappresenti un pericolo per la sicurezza dei cittadini europei, anziché una risposta alla guerra di aggressione condotta dalla Russia.
Naturalmente, il documento non rappresenta un'adesione del Rassemblement National alla politica estera di Macron. Le Pen e Bardella ribadiscono espressamente la legittimità del confronto sul livello degli aiuti finanziari all'Ucraina, sulle condizioni di tale sostegno e sulla ricerca di iniziative diplomatiche per porre fine alla guerra. Nello stesso tempo, affermano che nessuna operazione clandestina, intimidazione o attività di destabilizzazione deve consentire alla Russia di condizionare le decisioni sovrane della Francia o di conseguire i propri obiettivi militari in Ucraina attraverso pressioni esercitate sul territorio europeo. Il comunicato esprime questa distinzione con parole particolarmente chiare: "Les pressions étrangères ne le sont pas". Le pressioni straniere, a differenza del legittimo dibattito democratico sulle scelte di politica estera, non sono ammissibili. Il messaggio è che la discussione sul sostegno all'Ucraina appartiene alla dialettica politica interna, mentre i tentativi di una potenza straniera di condizionarla attraverso minacce, intimidazioni e operazioni clandestine rappresentano un problema di sicurezza nazionale.
Il concetto viene ulteriormente sviluppato quando Le Pen e Bardella ricordano che la politica estera francese "se décide à Paris", cioè si decide a Parigi, sulla base degli interessi nazionali e senza che una potenza straniera possa imporre le proprie scelte attraverso attività di destabilizzazione. Il riferimento alla Russia è esplicito, così come lo è l'affermazione secondo cui nessuna provocazione o operazione clandestina deve indurre la Francia a facilitare il conseguimento degli obiettivi militari di Mosca in Ucraina.
Rimane, tuttavia, la questione centrale. Per quale ragione Le Pen e Bardella hanno ritenuto opportuno diffondere proprio all'indomani dell'incontro all'Eliseo un comunicato così esplicito sulle attività ostili della Russia? La scelta potrebbe essere stata influenzata anche da considerazioni politiche, ma il riferimento diretto alle informazioni fornite dai servizi francesi suggerisce che il briefing abbia contribuito alla valutazione della minaccia espressa nel documento. Sarebbe certamente improprio dedurne l'esistenza di un imminente attacco russo contro la Francia o di uno specifico piano operativo non ancora reso pubblico. Non disponiamo di elementi che consentano di formulare conclusioni di questo genere. Resta però il fatto che, dopo aver ascoltato i vertici dell'intelligence francese, Bardella ha sottoscritto insieme a Le Pen un comunicato nel quale le attività ostili russe vengono descritte come una minaccia concreta alla sicurezza e alla sovranità della Francia.
Pur non potendo conoscere quali informazioni siano state condivise durante il vertice all'Eliseo, appare plausibile che il quadro illustrato dai servizi francesi sia stato sufficientemente circostanziato e preoccupante da contribuire a una presa di posizione così esplicita da parte di una formazione politica che, negli anni, ha mantenuto rapporti con Mosca. Non possiamo stabilire quale peso abbiano avuto le informazioni riservate rispetto alle considerazioni politiche, ma la successione degli eventi e il contenuto del comunicato rendono difficile considerare del tutto irrilevante il briefing del giorno precedente.
Una vicenda che solleva interrogativi anche per l'Italia. Qual è la portata delle attività ostili condotte dagli apparati russi contro il nostro Paese? La vicenda francese dimostra quanto sia importante che il confronto politico sulle relazioni con Mosca e sul sostegno all'Ucraina possa svolgersi sulla base di una conoscenza approfondita delle minacce alla sicurezza europea. Perché, al di là delle differenti posizioni sulla guerra e sulle scelte di politica estera, la tutela della sovranità nazionale e la protezione delle nostre istituzioni dalle operazioni clandestine di una potenza straniera costituiscono una responsabilità che riguarda l'intero sistema politico e istituzionale italiano. O almeno così dovrebbe essere.
