Italia e America latina rafforzano la cooperazione nel contrasto alla criminalità organizzata transnazionale. È questo l’obiettivo di “Juntos”, il nuovo progetto biennale presentato alla Scuola superiore di Polizia di Roma, alla presenza del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e del capo della Polizia, direttore generale della pubblica sicurezza Vittorio Pisani.
L’iniziativa, realizzata dalla Polizia di Stato insieme all’Organizzazione internazionale italo-latino americana (IILA), con il sostegno del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, coinvolgerà direttamente Argentina, Brasile, Cile e Colombia, mentre Ecuador e Perù parteciperanno come Paesi osservatori.
Il programma punta a rafforzare la capacità di risposta comune di fronte a fenomeni criminali che hanno ormai assunto una dimensione strutturalmente transnazionale: criminalità organizzata, immigrazione clandestina e tratta di esseri umani, cybercrime e pedopornografia. Ambiti differenti, ma sempre più spesso collegati tra loro da reti criminali capaci di operare contemporaneamente in più Paesi e di sfruttare tecnologie digitali, circuiti finanziari e vulnerabilità normative.
Nel corso della presentazione, Piantedosi ha sottolineato come “Juntos” rappresenti la volontà dell’Italia e dei Paesi latinoamericani di sviluppare strumenti comuni contro minacce criminali sempre più complesse. L’obiettivo è mettere a disposizione dei partner l’esperienza maturata dalle Forze di polizia italiane e, al tempo stesso, costruire meccanismi di collaborazione più stabili tra le autorità investigative dei Paesi coinvolti.
Anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervenuto con un messaggio, ha richiamato il valore strategico dell’America latina nella politica estera italiana e il ruolo della diplomazia giuridica e della sicurezza. Un settore nel quale l’Italia ha sviluppato negli ultimi anni una presenza particolarmente strutturata, anche grazie al lavoro del magistrato Giovanni Tartaglia Polcini, consigliere giuridico del MAECI nell’ambito della Diplomazia Giuridica e direttore aggiunto di EL PAcCTO 2.0 per l’Italia, impegnato da anni nella cooperazione con i Paesi latinoamericani nel contrasto alla criminalità organizzata transnazionale, alla corruzione e al riciclaggio.
Il principio di fondo è semplice: organizzazioni criminali che operano senza riconoscere confini nazionali possono essere contrastate efficacemente soltanto attraverso una cooperazione altrettanto internazionale. L’esperienza italiana in questo campo nasce anche dalla lunga lotta contro le organizzazioni mafiose e dalla costruzione, nel corso dei decenni, di strumenti investigativi, giudiziari e normativi progressivamente più sofisticati. Un patrimonio che Roma intende oggi condividere con Paesi chiamati ad affrontare organizzazioni criminali capaci di muovere droga, capitali, persone e informazioni attraverso più continenti.
Il capo della Polizia Vittorio Pisani ha evidenziato proprio la necessità di superare una visione esclusivamente nazionale della sicurezza. Le forme più evolute di criminalità non si arrestano alle frontiere europee e richiedono capacità investigative integrate, scambio di informazioni e coordinamento operativo tra le diverse Forze di polizia.
“Juntos” si inserisce, inoltre, in un quadro più ampio di iniziative italiane in America latina che vede già impegnati Carabinieri e Guardia di finanza. L’ingresso della Polizia di Stato amplia quindi il ventaglio delle competenze messe a disposizione dei partner e rafforza un modello di cooperazione che coinvolge Farnesina, ministero dell’Interno e IILA.
Dopo la sessione politica, la conferenza è proseguita con due incontri tecnici dedicati alle esigenze operative dei Paesi partecipanti. Dal confronto è emersa l’importanza di un approccio integrato, soprattutto in un contesto nel quale la tecnologia sta modificando rapidamente le modalità di azione delle organizzazioni criminali.
Il progetto entrerà ora nella fase operativa. Le prime attività saranno due missioni tecniche destinate a valutare i fabbisogni formativi dei Paesi beneficiari. Seguiranno corsi di formazione in Argentina, Brasile, Cile e Colombia, aperti anche a Ecuador e Perù, stage applicativi in Italia e attività di consulenza tecnica.
Il percorso si concluderà con una conferenza finale dedicata ai risultati raggiunti e alle possibili evoluzioni della collaborazione. Al di là della formazione, la vera posta in gioco sarà però la capacità di trasformare “Juntos” in una rete stabile di rapporti tra apparati investigativi. Perché contro una criminalità che opera sempre più come un sistema globale, anche la cooperazione di polizia deve imparare a muoversi con la stessa rapidità oltre i confini nazionali.


