Ho riflettuto a lungo prima di decidere se condividere questo video che ho ricevuto dall'Ucraina. Non perché le immagini siano particolarmente cruente, ma perché mostrano qualcosa che, a mio avviso, è ancora più difficile da raccontare: la paura di una persona comune, la sua fragilità, il tentativo disperato di ritrovare un po' di calma mentre intorno a lei la guerra continua a scandire ogni momento della vita. Alla fine ho deciso di condividerlo, perché credo che, per comprendere davvero ciò che sta vivendo il popolo ucraino, sia necessario guardare anche ciò che le immagini delle città distrutte non riescono a mostrarci.
Guardate attentamente questa ragazza. Guardate le sue mani, il suo volto, il modo in cui cerca di ritrovare un po' di calma mentre si trova in una stazione ferroviaria di Kyiv.
Non è una scena tratta da un film. È la realtà che la popolazione ucraina è costretta ad affrontare dopo oltre quattro anni e mezzo di invasione russa su vasta scala.
Dietro le immagini delle città bombardate, degli edifici distrutti e delle infrastrutture colpite ci sono milioni di persone che continuano a vivere nell'incertezza. Donne e uomini che si rifugiano nelle stazioni della metropolitana, famiglie che trascorrono le notti nei rifugi, persone che non sanno se potranno tornare nelle proprie case.
La guerra non distrugge soltanto edifici e infrastrutture. Lascia conseguenze profonde anche nella vita di chi sopravvive. La paura ripetuta, l'assenza di sicurezza e l'impossibilità di condurre un'esistenza normale possono produrre ferite psicologiche destinate a durare ben oltre la fine dei combattimenti.
Per chi osserva da lontano, immagini come queste rischiano di diventare l'ennesimo video da scorrere sullo schermo di uno smartphone. Per chi le vive, invece, rappresentano una realtà quotidiana dalla quale non è possibile allontanarsi con un semplice gesto.
Questa donna potrebbe essere nostra moglie, nostra figlia, nostra sorella. Potrebbe essere una qualsiasi persona che aspetta un treno per raggiungere la propria famiglia.
Guardate ancora una volta le sue mani.
Dietro ogni immagine della guerra in Ucraina c'è una persona. E dietro ogni persona c'è una vita che merita di essere protetta.
Non abituiamoci alla sofferenza degli ucraini.
