Nel 2022, i propagandisti russi deridevano gli europei e li avvertivano che il taglio dei rapporti energetici con Mosca li avrebbe lasciati senza carburante, costringendoli ad abbandonare le auto e ad andare a cavallo entro l’inverno del 2023.
Non è andata così. L’Europa ha resistito. Ha diversificato. Ha pagato un prezzo, certo, ma non è crollata. Oggi, invece, è la Russia a fare i conti con carenze di carburante, razionamenti e difficoltà di approvvigionamento in diverse regioni.
L’ironia, questa volta, non ha bisogno di essere spiegata.
