La Russia celebra la propria festa nazionale in un clima che appare sempre meno trionfale. Per la prima volta in ventitré anni, il tradizionale concerto della “Russia Day”, previsto a Mosca, non si terrà in Piazza Rossa. Ufficialmente non sono state fornite spiegazioni dettagliate, ma secondo diverse fonti russe la decisione sarebbe legata ai timori di possibili attacchi ucraini contro il centro della capitale.
Il concerto è stato quindi trasferito in una location meno simbolica e più facilmente controllabile dal punto di vista della sicurezza. Anche il programma dell’evento è stato ridimensionato rispetto agli anni precedenti. Diverse esibizioni di noti artisti e propagandisti vicini al Cremlino sarebbero state cancellate all’ultimo momento, segnale di un’atmosfera molto diversa rispetto alle grandi manifestazioni patriottiche organizzate negli anni passati.
La scelta di rinunciare alla Piazza Rossa, luogo simbolo del potere russo e delle celebrazioni statali più importanti, rappresenta un dettaglio tutt’altro che secondario. Mosca continua a mostrare all’esterno un’immagine di controllo e stabilità, ma dietro questa narrazione emergono sempre più segnali di vulnerabilità. Negli ultimi mesi droni ucraini hanno colpito più volte obiettivi all’interno della Federazione Russa, costringendo le autorità a rafforzare misure di sicurezza sempre più visibili anche nella capitale.
In questo contesto, persino una celebrazione altamente simbolica come il “Russia Day” sembra ormai dover fare i conti con la realtà della guerra.
