L’ex sottosegretario Michele Geraci ricompare al Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo, la grande vetrina politico-economica organizzata dal Cremlino per dimostrare al mondo che la Russia di Vladimir Putin non è isolata. E lo fa con un dettaglio che difficilmente può passare inosservato: un badge ufficiale che lo identifica come appartenente al “Ministry of Economic Development of Italy”.
L’immagine circolata online è eloquente. Sul pass dello SPIEF 2026 — il “St. Petersburg International Economic Forum” — compare chiaramente il nome “Michele Geraci” accompagnato dalla dicitura “Ministry of Economic Development of Italy”. Un dettaglio apparentemente burocratico, ma che in realtà apre interrogativi politici e istituzionali molto seri.
Per capire la portata della vicenda bisogna tornare al governo Conte I, il cosiddetto governo giallo-verde nato dall’alleanza tra Lega e Movimento 5 Stelle. Michele Geraci fu nominato Sottosegretario di Stato al Ministero dello Sviluppo Economico nel giugno 2018, mantenendo l’incarico fino alla caduta del governo nel settembre 2019. Formalmente considerato una figura tecnica, Geraci era soprattutto il principale promotore della linea aperturista verso la Cina di Xi Jinping. Fu lui uno dei simboli dell’adesione italiana alla Nuova Via della Seta cinese, scelta che suscitò già allora fortissime perplessità negli ambienti euro-atlantici.
Oggi però siamo nel 2026. Michele Geraci non ricopre alcun incarico governativo. Non è ministro, non è sottosegretario, non rappresenta ufficialmente l’Italia. E soprattutto non esiste più nemmeno il ministero indicato sul badge.
Dal 2022, infatti, il Ministero dello Sviluppo Economico è stato trasformato nel Ministero delle Imprese e del Made in Italy, guidato da Adolfo Urso. La denominazione “Ministero dello Sviluppo Economico” appartiene ormai a una struttura istituzionale superata. Vederla comparire su un pass ufficiale del principale forum economico del Cremlino crea inevitabilmente un effetto ambiguo: quello di suggerire una continuità o addirittura una rappresentanza istituzionale italiana che semplicemente non esiste.
Naturalmente qualcuno potrebbe sostenere che si tratti soltanto di una vecchia qualifica professionale lasciata dagli organizzatori. Ma proprio qui emerge il problema. Nei contesti internazionali, e soprattutto in eventi altamente politicizzati come lo SPIEF, le qualifiche non sono mai neutre. La Russia utilizza il forum di San Pietroburgo come uno strumento di propaganda geopolitica, volto a dimostrare che esistono ancora interlocutori occidentali disponibili a dialogare, commerciare e legittimare Mosca nonostante la guerra contro l’Ucraina, le sanzioni e l’isolamento diplomatico.
In questo quadro, vedere un italiano accreditato con il nome di un ministero della Repubblica produce un preciso effetto comunicativo, indipendentemente dalle intenzioni personali di Geraci. Per il pubblico russo e internazionale, quel badge può essere percepito come una presenza legata alle istituzioni italiane. E questo avviene in un momento in cui l’Italia, ufficialmente, sostiene le sanzioni contro Mosca, l’assistenza all’Ucraina e la linea euro-atlantica della NATO.
C’è poi un elemento quasi simbolico nella figura stessa di Geraci. La sua parabola politica rappresenta una stagione ben precisa della politica italiana: quella in cui una parte della classe dirigente immaginava un riequilibrio strategico verso le grandi potenze autoritarie eurasiatiche, dalla Cina alla Russia, privilegiando commercio e rapporti economici rispetto alle tradizionali coordinate geopolitiche occidentali. La presenza oggi a San Pietroburgo appare come la prosecuzione coerente di quella visione.
E forse è proprio questo il dato più interessante. Non tanto la partecipazione in sé di un ex sottosegretario a un forum internazionale, quanto il messaggio politico implicito che quella fotografia trasmette: l’idea che, nonostante la guerra, nonostante Bucha, Mariupol e gli anni di aggressione russa contro l’Ucraina, esista ancora in Europa chi considera il rapporto con il Cremlino un’opportunità economica prima ancora che una questione politica e morale.
Dopo la diffusione della fotografia del badge, non è tardata ad arrivare la presa di distanza ufficiale del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Con una nota diffusa nelle ore successive, il dicastero guidato da Adolfo Urso ha chiarito in modo netto che Michele Geraci non rappresentava in alcun modo il governo italiano al Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo.
Il ministero ha precisato che l’ex sottosegretario del governo Conte I “non ha ricevuto alcun incarico dal Mimit” per partecipare allo SPIEF 2026 e che la dicitura riportata sul badge deve considerarsi “infondata e del tutto estranea al dicastero”.
Una precisazione che appare significativa non solo sul piano formale, ma anche politico. Il governo italiano ha infatti voluto marcare pubblicamente la distanza da qualsiasi possibile ambiguità circa una presenza istituzionale italiana alla manifestazione organizzata dal Cremlino.

