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Londra, Pechino e l'ombra di Mosca: il caso della cena che imbarazza il governo britannico

La politica internazionale è fatta anche di simboli. A volte un incontro, una fotografia o una cena possono assumere un significato che va ben oltre il contenuto ufficiale dell'evento. È il caso delle rivelazioni pubblicate dal Telegraph riguardanti Douglas Alexander, oggi Segretario di Stato per la Scozia e all'epoca ministro britannico per la politica commerciale e la sicurezza economica, che nell'aprile del 2025 partecipò ad una cena ad Hainan, in Cina, insieme ad alti funzionari cinesi e a Denisa Sakova, vice primo ministro della Slovacchia e figura centrale del governo guidato da Robert Fico.

Di per sé, la partecipazione ad una cena nell'ambito di una missione commerciale non costituirebbe una notizia. Tuttavia il contesto politico e le persone coinvolte rendono l'episodio particolarmente delicato. Sakova è infatti considerata una delle principali sostenitrici, all'interno dell'Unione Europea, di una linea favorevole ad un allentamento delle sanzioni contro la Russia. Il governo slovacco si è più volte opposto alle iniziative europee dirette a colpire il settore energetico russo e ha assunto posizioni molto critiche nei confronti del sostegno occidentale all'Ucraina.

Non sorprende quindi che alcuni esponenti politici britannici abbiano reagito con durezza. Alicia Kearns, ex presidente conservatrice della Commissione Affari Esteri della Camera dei Comuni, ha definito Sakova una "apologeta di Putin", mentre Sir Iain Duncan Smith è andato ancora oltre, sostenendo che "Sakova e altri agiscono di fatto come portavoce di Putin in Europa".

Parole molto pesanti, che riflettono il crescente nervosismo di una parte della politica occidentale di fronte ai rapporti sempre più stretti che legano Russia e Cina e al ruolo svolto da alcuni governi europei nel rallentare o ostacolare il fronte delle sanzioni.

La vicenda assume contorni ancora più interessanti per un altro motivo. Il viaggio di Alexander in Cina non era stato pubblicizzato preventivamente dal governo britannico. Soltanto successivamente è emerso che il ministro aveva partecipato ad una missione di quattro giorni nel Paese asiatico. Secondo il Telegraph, alcuni documenti ufficiali relativi agli incontri sarebbero stati ampiamente censurati con la motivazione di "mantenere le relazioni del Regno Unito con la Cina".

Tra i dettagli emersi figurano riferimenti a una cena caratterizzata da "frequenti brindisi" e dalla presenza di liquori cinesi offerti agli ospiti. Elementi apparentemente marginali, ma che contribuiscono ad alimentare l'impressione di una diplomazia informale e poco trasparente in un momento particolarmente delicato per gli equilibri geopolitici globali.

A rendere ancora più significativo l'episodio è il luogo scelto per l'incontro. Hainan non è soltanto la vetrina economica che Pechino vorrebbe trasformare in un grande porto di libero scambio. Negli ultimi anni l'isola è diventata uno dei simboli dell'approfondimento dei rapporti tra Cina e Russia. Meta privilegiata dei cittadini russi più facoltosi e sede di importanti infrastrutture strategiche cinesi, Hainan rappresenta uno dei punti in cui gli interessi delle due potenze si intrecciano in modo sempre più evidente.

La polemica arriva inoltre in un momento complicato per il governo di Sir Keir Starmer. Negli ultimi giorni Londra è stata criticata per alcune eccezioni introdotte nel nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia, che consentirebbero temporaneamente l'importazione di prodotti petroliferi russi lavorati in Paesi terzi. Una scelta motivata ufficialmente dall'aumento dei costi energetici e dalle tensioni economiche internazionali, ma che ha suscitato forti perplessità tra i sostenitori di una linea più dura nei confronti del Cremlino.

Per il governo britannico si tratta quindi di un problema soprattutto politico e di immagine. Nessuno sostiene che Alexander abbia negoziato accordi con Mosca o che abbia assunto posizioni favorevoli alla Russia. Il punto è un altro: in una fase storica in cui l'aggressione russa all'Ucraina continua a rappresentare la principale minaccia alla sicurezza europea, ogni gesto, ogni incontro e ogni segnale vengono inevitabilmente osservati attraverso la lente del conflitto.

Da parte sua Londra respinge ogni insinuazione. Un portavoce del governo ha ricordato che il Regno Unito mantiene "uno dei regimi sanzionatori più severi al mondo" contro la Russia e che il dialogo con la Cina rimane essenziale per la tutela degli interessi britannici. Una posizione che riflette la linea ufficiale di Starmer: cooperare con Pechino quando possibile, contrastarla quando necessario.

Resta tuttavia una domanda di fondo. Fino a che punto le democrazie occidentali possono permettersi di perseguire relazioni economiche e diplomatiche con interlocutori vicini a Mosca senza trasmettere messaggi ambigui ai propri alleati? È una questione destinata ad accompagnare non soltanto il Regno Unito, ma gran parte dell'Europa nei prossimi anni.

Perché nel nuovo scenario geopolitico ogni incontro può essere spiegato. Ma non sempre può essere facilmente giustificato.

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