Lo scorso 8 gennaio 2026 è stato comunicato, tramite pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il nuovo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che ridefinisce l’ordinamento e l’organizzazione del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (DIS). Il provvedimento entrerà in vigore quindici giorni dopo la comunicazione ufficiale e sostituirà integralmente il precedente Dpcm del 21 gennaio 2022, adottato durante il governo Draghi. La riorganizzazione si inserisce nel quadro normativo delineato dalla legge n. 124 del 3 agosto 2007, che ha riformato il sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica, superando la legge del 1977 e ridefinendo ruoli, funzioni e catene di responsabilità dell’intelligence italiana. In base a tale impianto, il DIS resta il perno centrale del sistema, con il compito primario di coordinare l’intera attività informativa per la sicurezza, riferendo direttamente al Presidente del Consiglio e raccogliendo, analizzando e integrando le informazioni provenienti dai servizi di intelligence, dalle forze dell’ordine, dalle amministrazioni dello Stato e anche da enti di ricerca, inclusi soggetti privati. Il Dipartimento esercita inoltre un’attività di monitoraggio sulle operazioni di AISE e AISI, che mantengono l’autonomia nella pianificazione operativa e nei rapporti con i servizi esteri, mentre il DIS conserva la facoltà di elaborare analisi strategiche, valutazioni su specifiche aree di crisi e progetti informativi di carattere globale. Tali analisi vengono sottoposte al CISR e, successivamente, al Presidente del Consiglio dei ministri, a conferma del ruolo del Dipartimento come snodo tra apparato informativo e vertice politico. Tra le attribuzioni del DIS rientrano anche la promozione della cultura della sicurezza e la comunicazione istituzionale del comparto intelligence; la sua direzione, della durata di quattro anni rinnovabile una sola volta, è affidata a un dirigente di prima fascia dell’amministrazione statale o figura equiparata, nominato dal Presidente del Consiglio sentito il CISR, insieme ai vicedirettori generali. La nuova organizzazione, approvata dal governo Meloni, non introduce discontinuità sostanziali rispetto alla riforma del 2022, che aveva già attribuito la gestione operativa del dominio cyber all’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN), ma mira piuttosto a una razionalizzazione complessiva del sistema, adeguandolo a uno scenario internazionale segnato da una condizione di conflitto ibrido permanente. In questo assetto, il DIS continua a operare come centro di indirizzo, coordinamento e analisi strategica, fungendo da raccordo tra le attività di AISE e AISI sotto l’autorità del Presidente del Consiglio, mentre la collaborazione con l’ACN consente di integrare le informazioni cyber nel più ampio quadro della sicurezza nazionale: se l’Agenzia è responsabile della prevenzione e della risposta tecnica alle minacce informatiche, il DIS ha il compito di trasformare tali elementi in valutazioni strategiche utili al decisore politico, ottimizzando tempi e risorse. Il comparto intelligence dispone oggi di oltre un miliardo di euro destinati a personale altamente specializzato, una cifra ancora inferiore a quella di altri grandi Paesi europei ma in costante crescita, con un’attenzione sempre maggiore alla guerra ibrida, all’economia strategica e alla protezione delle infrastrutture critiche. Considerato che oltre il 60% del PIL italiano è legato all’export, alle catene globali del valore e a infrastrutture sensibili, l’intelligence economica e tecnologica assume un peso crescente, imponendo al DIS un ruolo sempre più rilevante nel coordinamento delle analisi su energia, dati, tecnologie dual use e sicurezza delle filiere, in un contesto geopolitico caratterizzato da instabilità e competizione sistemica.
Il disonore è evidente. Abbandonare il popolo ucraino a chi ha distrutto le sue case, deportato i suoi bambini e cercato di annientarne l'identità significa tradire sé stessi e il mondo. Trattare l'Ucraina come un fastidio riporta alla parola desueta "onore", ormai malvista perché associata a concetti apparentemente superati. Le parole di Mattarella, che collocano l'invasione russa nella storia europea come la riproduzione a parti invertite dei fasti osceni del Terzo Reich imperialista a caccia del suo spazio vitale, contrastano con il cinismo della Casa Bianca trumpiana, che baratta la pace con un piatto di lenticchie, le terre rare. Il disonore dell'abbandono dell'alleato, della commercializzazione della pace, emerge nella sua forma più schietta e ultimativa. Un popolo non è un concetto astratto: è fatto di vecchi e bambini, di giovani donne e uomini, delle loro case, della loro lingua, della loro cultura. Un popolo invaso è la gioia trasformata in mest...
