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Ptashka, quattro mesi nell'inferno russo


Nella puntata del 31 maggio di In mezz'ora è stato trasmesso un servizio dedicato a “Ptashka”, il cui vero nome è Kateryna Polishchuk. Divenne uno dei volti più conosciuti della difesa di Azovstal durante l'assedio di Mariupol.
Soprannominata “Ptashka” (“uccellino”), all'epoca aveva poco più di vent'anni e prestava servizio come paramedica volontaria. La sua immagine divenne celebre quando, nei sotterranei di Azovstal, venne filmata mentre cantava una canzone ucraina per sostenere il morale dei combattenti e dei civili rifugiati nell'acciaieria.
Dopo la resa del complesso industriale nel maggio 2022, fu catturata dalle forze russe insieme agli altri difensori di Azovstal. Durante il servizio televisivo ha ricordato i mesi trascorsi in prigionia, descrivendo condizioni estremamente dure: interrogatori continui, isolamento, pressioni psicologiche e la costante incertezza sul proprio destino. Ha raccontato come i detenuti cercassero di mantenere la propria dignità e identità nazionale anche nelle condizioni più difficili, sostenendosi a vicenda.
Uno degli aspetti più forti della sua testimonianza riguarda il contrasto tra la giovane età dei prigionieri e la brutalità dell'esperienza vissuta. Ptashka ha spiegato che molti di loro erano poco più che ragazzi e che la prigionia non aveva come unico scopo la detenzione fisica, ma anche quello di spezzare psicologicamente i militari ucraini.
Dopo circa quattro mesi venne liberata nell'ambito di uno scambio di prigionieri tra Ucraina e Russia. Tornata in patria, è diventata una delle testimonianze più note della resistenza di Mariupol e delle condizioni vissute dai prigionieri di guerra ucraini.

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