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L’inverno come strategia di guerra: la distruzione delle infrastrutture energetiche ucraine come arma contro i civili

Nel 2026, nel cuore dell’Europa, ci sono civili ucraini che stanno congelando. Donne anziane, bambini, animali. Non per una calamità naturale, non per un inverno eccezionale, ma perché la Russia ha colpito volontariamente le infrastrutture energetiche dell’Ucraina, sapendo esattamente cosa avrebbe provocato. Il buio nelle case, il freddo che entra nelle ossa, la vita quotidiana trasformata in una lotta per sopravvivere. 

Questo non è un errore, non è un danno collaterale: è una strategia deliberata, usare l’inverno come arma, colpire chi non combatte, spezzare i più vulnerabili. Queste persone non sono soldati, non hanno colpe, non hanno scelta. Sono civili ucraini che pagano il prezzo di una guerra di aggressione decisa e condotta dallo Stato russo. 

Tutto questo sta accadendo adesso, sotto i nostri occhi, mentre sappiamo perfettamente chi bombarda e perché. La mia empatia è per chi resiste al freddo, al buio e alla paura. La mia rabbia è per chi ha ordinato, eseguito e giustificato la distruzione di infrastrutture civili per piegare un’intera popolazione. 

Colpire l’energia significa colpire la vita. E davanti a un crimine di guerra, il silenzio non è neutralità: è omertà.

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