Il Consiglio Supremo di Difesa si è riunito al Quirinale in un passaggio storico che segna un ulteriore irrigidimento dello scenario internazionale. La guerra in Ucraina, che ormai dura da tre anni e otto mesi, continua a rappresentare il principale fattore di instabilità per la sicurezza europea. La Russia prosegue con determinazione nei suoi obiettivi di annessione, mentre Kyiv resiste sotto una pioggia di bombardamenti che mira a colpire infrastrutture energetiche, nodi logistici, centri abitati: una strategia di logoramento che impone alla popolazione costi umani e materiali sempre più pesanti. È di fronte a questa realtà che il Consiglio ha ribadito con fermezza il sostegno italiano all’Ucraina, un impegno che si inserisce nelle iniziative della NATO e dell’Unione Europea e che guarda non solo all’emergenza militare, ma anche al futuro percorso di ricostruzione del Paese.
Proprio l’evoluzione tecnica della guerra dimostra quanto il conflitto abbia trasformato i criteri della sicurezza internazionale. L’uso esteso dei droni, incluse le incursioni nello spazio aereo europeo, evidenzia una nuova dimensione della minaccia, più rapida, più sfuggente, più difficile da contenere con gli strumenti tradizionali. È il segnale di un cambio di paradigma che impone all’Europa — e quindi anche all’Italia — di accelerare la modernizzazione delle proprie capacità difensive, come già tracciato dal Libro Bianco per la Difesa 2030. Il Consiglio ha sottolineato che la tenuta dell’Alleanza Atlantica, pur solida, deve essere accompagnata da un aggiornamento tecnologico e strategico che rifletta la complessità del tempo presente.
La discussione si è soffermata anche sulle minacce ibride che stanno diventando uno dei terreni più insidiosi dello scontro geopolitico. Le interferenze informatiche, le campagne di disinformazione, le azioni volte a manipolare lo spazio pubblico e a polarizzare l’opinione della società agiscono in profondità, spesso senza clamore, ma con effetti potenzialmente destabilizzanti. L’uso distorto dell’intelligenza artificiale, la vulnerabilità di settori critici come la sanità, la finanza e la logistica, la crescente competizione nei domini spaziale e subacqueo contribuiscono a delineare un ambiente di rischio che non assomiglia più alle minacce del passato. Ed è proprio questa complessità a rendere evidente la necessità di una strategia di protezione che non lasci scoperti i punti più delicati del sistema-Paese.
Sullo sfondo di questo quadro dominato dalla guerra in Europa e dal crescente rischio ibrido, il Consiglio ha richiamato l’attenzione anche sulle tensioni in aree vicine all’influenza italiana, come il Sud del Libano e il Mediterraneo allargato, dove instabilità locali e conflitti irrisolti continuano a produrre effetti moltiplicatori sulle dinamiche regionali. In questo contesto, è stato espresso un sentimento di forte riconoscenza verso i militari italiani impegnati nelle missioni internazionali e nelle operazioni sul fianco est della NATO, spesso in contesti particolarmente delicati e con un livello di esposizione elevato.
Dalla riunione emerge, in definitiva, la fotografia di un mondo che non consente più letture semplificate: i confini tra guerra convenzionale, minaccia digitale, destabilizzazione politica e competizione tecnologica si intrecciano fino a diventare parti di un’unica sfida. L’Italia, inserita pienamente nei meccanismi europei e atlantici, ha davanti a sé la necessità non di scegliere se agire, ma di come farlo: con quale visione, con quali strumenti, con quale capacità di interpretare il presente senza inseguirlo. Il Consiglio Supremo di Difesa ha indicato l’urgenza di questa consapevolezza. Ora tocca alle istituzioni trasformarla in una strategia capace di reggere l’impatto del tempo che viviamo.
