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Oggi, 33 anni fa, l'Unione Sovietica si è dissolta.


Mikhail Gorbaciov annunciò la dissoluzione dell'Unione Sovietica e le sue dimissioni da ottavo e ultimo leader.

Il 25 dicembre del 1991, alle ore 19,32, Gorbaciov apparve in televisione per annunciare le sue dimissioni e con quelle la fine dell'Unione Sovietica. Lo stendardo rosso sovietico fu abbassato dal Cremlino per l'ultima volta e sostituito con la bandiera tricolore russa. 

Il 26 dicembre, la Camera alta del Soviet Supremo riconobbe l'autonomia di governo delle ex Repubbliche sovietiche, sciogliendo formalmente l'Unione. 

Il il 19 agosto 1991 arriva il colpo si Stato: il popolo sovietico si sveglia con la tv che trasmetteva "Il lago dei cigni" dal teatro Bolshoi, prologo dell'annuncio in cui si dichiara che Gorbaciov non è in grado di governare per motivi di salute. 

Nasce così il Comitato di Stato. Intanto colonne di carri armati entrano a Mosca, le riunioni pubbliche vengono vietate e i giornali pro-riforma chiusi. La capitale passa, così, dai cambiamenti di Gorbaciov, che avevano portato ad una vera effervescenza politica, ad una vera occupazione. 

Gorbaciov consegnò i suoi poteri presidenziali, compreso il controllo dei codici di lancio nucleare, a Eltsin, che fu presidente della Federazione russa sino al 1999. 

La Russia conoscerà presto un destino simile. A coloro che chiedono di mantenere il dittatore genocida Putin al potere, sostenendo stupidamente "non sappiamo cosa accadrebbe..." ricordo che questo è già successo per ben altre due volte in precedenza.

Sarebbe solo il terzo crollo dell'impero coloniale di Mosca in poco più di un secolo.

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